
Introduzione
Collezionismo d’arte Attività di raccolta di oggetti d’arte per motivi diversi (devozione, prestigio, interesse culturale, godimento estetico, investimento economico) da parte di soggetti privati. Il collezionismo d’arte è strettamente connesso con il mercato d’arte e con altri fenomeni quali il mecenatismo e le correnti di gusto. Oggi, alcune delle più ricche collezioni private sono aperte al pubblico; in altri casi, collezioni storiche hanno costituito il nucleo originario di un museo pubblico.
Le origini
Le prime testimonianze del collezionismo risalgono all’età ellenistica. I bottini di guerra furono all’origine di molte raccolte private, soprattutto tra i romani, che collezionavano opere d’arte sottratte ai greci. Durante il Medioevo, mentre nei territori dell’impero bizantino si continuò a praticare il collezionismo, in Occidente il fenomeno scomparve quasi del tutto. Solamente alcuni sovrani e gli enti religiosi continuarono a raccogliere oggetti d’arte, formando in alcuni casi raccolte di inestimabile valore.
A partire dal XIV secolo la rivalutazione dell’operare artistico favorì la rinascita del collezionismo privato; tra le collezioni più celebri e ricche del Trecento ricordiamo quella del duca di Berry in Francia. L’avvento delle signorie in Italia consentì la formazione di grandi collezioni d’arte: le famiglie patrizie – ad esempio, Visconti, Gonzaga, Medici, Borghese – facevano a gara nel raccogliere oggetti d’arte antica e opere di artisti contemporanei, per esibire la propria ricchezza e aumentare il proprio prestigio.
Nacque così l’esigenza di allestire dei luoghi adatti alla conservazione e all’esposizione delle opere. Nelle dimore signorili furono preparate apposite stanze dove raccogliere e conservare oggetti curiosi, opere d’arte e bizzarre forme della natura: sono gli studioli e le cosiddette Wunderkammern (le “stanze delle meraviglie”).
L’età moderna e contemporanea
Tra XV e XVI secolo il collezionismo dei sovrani e principi d’Europa (Francesco I, Filippo II, Massimiliano d’Asburgo) era senza dubbio fenomeno imponente e vistoso; tuttavia anche nobili di rango non eccelso formarono collezioni di grande rinomanza. Il letterato Paolo Giovio aveva raccolto nella sua villa sul lago di Como una collezione straordinaria di ritratti di uomini illustri – storici e leggendari –, commissionati a pittori contemporanei. Il Vasari possedeva un’ingente raccolta di disegni dei più grandi artisti del Rinascimento. Un altro pittore, Andrea Mantegna, collezionava oggetti d’arte antica, che sovente scambiava con la marchesa Isabella d’Este, anch’ella appassionata collezionista.
Nel Seicento il collezionismo divenne un fenomeno diffuso e il mercato d’arte si ampliò considerevolmente. I collezionisti non raccoglievano solamente oggetti d’arte del passato, ma anche opere d’autori contemporanei, influenzando quindi in certa misura la produzione artistica. La clientela degli artisti si era allargata e le richieste erano cambiate: i borghesi volevano opere di dimensioni minori rispetto al passato, e di soggetto diverso (paesaggi, nature morte, ritratti, scene di genere).
Fu in questo secolo che si smembrò e si disperse una delle collezioni più importanti d’Europa, quella dei Gonzaga di Mantova: nel 1627 Vincenzo II, bisognoso di denaro, mise in vendita la collezione di famiglia, e il re d’Inghilterra Carlo I, appassionato collezionista, acquistò preziosi dipinti, che l’Italia perse per sempre. Tra i maggiori collezionisti dell’epoca fu anche il cardinale Federico Borromeo, che raccolse manoscritti e dipinti antichi e moderni. Dalla sua collezione nacquero la Pinacoteca e la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Nel XVIII secolo il collezionismo d’arte si andò specializzando: sorsero raccolte più specifiche, di stampe, disegni, dipinti, antichità. Si affermò la figura del dilettante d’arte e quella del conoscitore, che collezionavano opere e trafficavano nel campo dell’arte anche a livello internazionale. Molti conoscitori prestavano la loro consulenza presso i sovrani per l’acquisto di oggetti d’arte. Si cominciarono a pubblicare manuali per collezionisti d’arte.
Con l’Illuminismo si impose l’idea della necessità di aprire al pubblico le grandi collezioni, perché tutti ne potessero godere e gli aspiranti artisti trarne importanti insegnamenti. Si diffuse allora la pratica delle donazioni: i Medici furono i primi sovrani che donarono allo Stato le proprie collezioni (1737).
La decadenza di numerose famiglie aristocratiche e la soppressione di molti ordini religiosi ampliarono notevolmente la quantità di beni sul mercato: anche tra le classi sociali emergenti, soprattutto dopo la Rivoluzione francese, si sviluppò un fiorente collezionismo. Il fenomeno fu di stimolo per la specializzazione e l’approfondimento degli studi storico-artistici e per la nascita della moderna critica d’arte. Tra Otto e Novecento il collezionismo statunitense si impose nel mercato d’arte, determinando lo spostamento in sedi oltreoceano di un enorme patrimonio artistico europeo.
Marzo 2009